Aforismi pontifici tra ironia disarmante e sottile iconoclastia
Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, argentino, gesuita, tifoso del San Lorenzo e con la faccia da zio che ti sgrida ma poi ti offre il mate, è stato senza dubbio uno dei più imprevedibili e disarmanti protagonisti della recente storia della Chiesa cattolica. Non tanto per quello che ha fatto, quanto per quello che ha detto, e soprattutto come l’ha detto. Niente latino da messa in tridentino, niente bolle papali sigillate in ceralacca, ma un argentino con l'accento da Boca Juniors che, tra una metafora e una stoccata, ti infilava una riflessione teologica come se fosse una battuta da bar. Prendiamo il famoso “Chi sono io per giudicare?”. Ecco, detto da un Papa, è come se il direttore dell’Agenzia delle Entrate dicesse: “Chi sono io per controllare?”. Una frase che ha fatto tremare i palazzi vaticani più delle invasioni barbariche. Perché non era solo un’apertura verso l’omosessualità, ma un modo elegante, troppo elegante per certi prelati, di dire: “Amici miei, forse ab...